Corpo Presente. Incontro-Workshop con Marzo Mazzoni / Kinkaleri

All’interno del corso di Fenomenologia delle arti contemporanee, il workshop Corpo presente sarà affidato ad uno degli autori più importanti della scena coreutica (autore, danzatore e performer) che è Marco Mazzoni, co-fondatore del gruppo dei Kinkaleri di Firenze, per sperimentare e sviluppare una didattica appropriata insieme agli studenti. L’incontro/laboratorio prende avvio da alcune performance per attraversare, attraverso la parola e il movimento, alcuni nuclei fondanti del lavoro del gruppo: corpo, sintesi, linguaggio. Tematiche che danno forma a pratiche in grado di mettere in discussione la visione e ad aprire nuovi immaginari. Kinkaleri è un collettivo artistico nato alla fine degli anni ’90, attivo tra danza, performance e arti visive, il cui lavoro si caratterizza da una estetica essenziale e radicale, poiché al centro della ricerca di Kinkaleri c’è il rapporto tra corpo e linguaggio.

Tra le loro produzioni più importanti si ricordano: Doom (1996), OTTO (2002/2003), WEST (2003- 2006), I Cenci/Spettacolo (2004), Nerone (2006), Yes Sir! (2008), Nessun Dorma (2009-2010), All! (2012-2017), No Title Yet (2017), OTTO (2003/2018), INFERNO (2021), OtellO (2021), HellO° (2022/23), AcrossKissKissYou (2024), IO DANZO IO PARLO (2025), Some Dances on Dickfaces (2026). Nel 2002 la compagnia ha ricevuto il PREMIO LO STRANIERO Scommesse per il futuro e, sempre nel 2002, il PREMIO UBU per OTTO come miglior spettacolo di teatro/danza dell’anno.

Iperconnesse

Fenomenologia e metodo per l’iper-connettività contemporanea.

Workshop del duo LU.PA nell’ambito del corso di “Tecniche performative per le arti visive” della prof.ssa Elena Bellantoni.

Come dare corpo visibile alle continue stimolazioni esterne che ci attraversano nel nostro quotidiano?
Che impatto ha un’improvvisa telefonata sulla relazione con l’ambiente, con la propria presenza corporea e con l’altro?
La luce di un display richiama attenzione. Questa si sottrae a quella necessaria per essere nel qui e ora? O potenzia abilità umane finora nascoste?

Il workshop di LU.PA indaga la condizione di iperconnessione contemporanea e la usa come strumento per creare una coreografia corale con gli studenti.
Il metodo esplorato durante le diverse lezioni si baserà su esercizi sviluppati dal duo durante la creazione della performance Iperconnesse, mentre il risultato finale del percorso darà luce a un’ opera performativa inedita.

Il workshop è funzionale a una performance del duo Lupa con gli studenti del Dipartimento di Arti Multimediali per il progetto Costellazione Boario che verrà presentato all’interno del Roma Europa Festival il 24 ottobre 2026.

Diritto e intelligenza artificiale: aspetti pratico-applicativi per le arti visive, la comunicazione e la produzione creativa

Il workshop, proposto per l’A.A. 2025/2026 e organizzato dal Prof. Fabio Dell’Aversana, intende fornire agli studenti strumenti concreti per comprendere e affrontare le trasformazioni dei processi di creazione, produzione e diffusione delle opere artistiche e dei contenuti visivi.

Il workshop offre un percorso formativo articolato in una prima fase teorica ed una seconda fase di natura pratico-laboratoriale: la prima ha l’obiettivo di affrontare i principali aspetti giuridici legati all’uso dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, mentre la seconda prevede attività applicative e analisi di casi studio, allo scopo di trasmettere agli studenti un approccio critico e consapevole.

Calendario degli incontri:
Giovedì 14/05/2026: 10 – 15
Lunedì 18/05/2026: 10 – 13:30 / 14 – 19
Lunedì 25/05/2026: 10 – 13:30 / 14 – 19
Giovedì 11/06/2026: 10 – 16

Relatori:

  • Tommaso Zanello (in arte “Piotta”) – Artista e Delegato Nuovo IMAIE;
  • Renato Tanchis – Direttore Catalogo e Marketing Strategico presso WARNER MUSIC ITALY;
  • Francesco Marchese – Esperto in diritto d’autore nell’industria musicale e Label Manager;
  • Silvio Pascucci – Consulente legale nel campo dell’AFAM;
  • Simona Caramia – Responsabile scientifica “Performing Festival” dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro;
  • Angelisa Castronovo – Esperta in Diritto cinematografico;
  • Errico Formichella – Esperto in Progettazione culturale;
  • Manuel Fabozzo – Esperto in Associazioni ed Enti del Terzo Settore;
  • Pietro Graziano – Esperto in Digitalizzazione del Patrimonio Culturale.

La maschera di Arlecchino

Professionismo e artigianato.
La commedia dell’arte dalla battitura della maschera alla definizione drammaturgica dei personaggi

È un progetto istituzionale dell’Accademia di Belle Arti di Roma – BIP (Blended Intensive Programme) ERASMUS + ideato e diretto da Marcello Gallucci, con CLAUDIA CONTIN ARLECCHINO e LUCA FANTINUTTI, con l’amichevole e imprescindibile collaborazione dei proff. Alessandro Zicoschi, Emanuela Trixie Zitkowski e Claudia Federici, e la sorridente complicità dei proff. Fakiye Özsoysal e Metin Balay.

Partecipano:
Accademia di Belle Arti di Frosinone
Yeditepe Universitesi di Istanbul, Turchia
ESAD di Sevilla, Spagna
EDI di Murcia, Spagna

 

Il sottotitolo del workshop vuol richiamare l’attenzione su un processo interno, anche se spesso trascurato, della Commedia dell’Arte in tutte le sue accezioni. Dal primitivo associarsi ed organizzarsi per la produzione degli spettacoli, all’avvio della residenza stanziale nell’epoca d’oro della Parigi di Riccoboni fino al declino ottocentesco, i comici univano alla straordinaria perizia della loro arte scenica e alla qualità eccezionale della drammaturgia “all’improvviso” che contraddistingueva il genere, la capacità di organizzarsi in proprio creando da soli ogni supporto materiale necessario alla loro esibizione. Se una commossa e ancora recente fantasia cinematografica (Il viaggio di Capitan Fracassa, di Ettore Scola, 1990) ci ha restituito l’immagine precisa fin nei dettagli di quella che plausibilmente era la “casa viaggiante” dei comici, e si definisce con sempre maggior precisione l’elaborazione del costume per i personaggi principali, la “maschera” resta, in buona sostanza, ancora storia a parte e difficile da indagare; per la massima parte, i problemi connessi vengono risolti invocando una pretestuosa “collaborazione” tra attori e “mascherari” professionisti, per giustificare le evoluzioni delle maschere e le precisazioni delle tipologie.

Questa accezione ha però un limite di applicazione oggettivo: se è vero che la corporazione dei Maschereri era attiva in Venezia già dal 1436, specializzandosi nella produzione di maschere per spettacoli di corte e per il carnevale, la realizzazione di una “maschera” per un attore professionista è un fatto talmente personale, da non poter assolutamente esser delegato ad altri. Come dire che un attore, nella maschera, ci mette la faccia…
CLAUDIA CONTIN ARLECCHINO e LUCA FANTINUTTI hanno ricostruito nel loro progetto analitico dello spettacolo dell’Arte, le modalità di elaborazione e realizzazione delle maschere tradizionali, interrogando non solo l’universo simbolico degli archetipi ma, con una profondità di analisi che coglie insieme Oriente ed Occidente del teatro, ne hanno individuato le costanti e le regolazioni delle linee espressive, la cui evoluzione (nell’accezione di chi scrive) indirizza e condiziona le evoluzioni del genere e della drammaturgia relativa.
Assieme a CLAUDIA CONTIN ARLECCHINO e LUCA FANTINUTTI un interprete eccezionale del grande artigianato teatrale e cinematografico, EZIO FLAMMIA, ci permetterà di indagare le nuove possibilità di restituzione offerte da una tecnologia antica, ma da lui rivisitata con la puntualità di un protagonista dell’arte contemporanea.
Durante il workshop, Claudia Contin Arlecchino presenterà la nuova edizione del Mondologo di Arlecchino, lo spettacolo che già trentacinque anni fa ha salutato in lei la nuova incarnazione della maschera, consacrandola al successo in Europa, America e Asia.

 

Timetable

GIORNOORALUOGOINFO
Lunedì 4ore 10Aula Magna dell’Accademia,
Via di Ripetta
222
Ricevimento studenti stranieri e
procedure di registrazione al workshop
ore 11Prof. Alessandro Zicoschi, Responsabile Erasmus ABAROMA – indirizzo di saluto e introduzione ai lavori.

M° Ezio Flammia (artista e ricercatore, Roma): “La Maschera: il vero volto dell’Uomo”.

Prof. Gennaro Vallifuoco(Scenografia, ABA Napoli): “La Maschera tra origini
rituali, teatro e iconografie”.

Prof.ssa Beatriz Prior, ESAD Sevilla:
“Habitar la máscara. El cuerpo frente al espejo”.

Prof.ssa Dalma Frascarelli,
ABAROMA: “La storia senza eroi: la pittura di bambocciata e la Commedia dell'Arte”.

Prof. Marcello Gallucci, ABAROMA: "A dir sempre di sì…”.
Martedì 5ore 10 - 13Sede di Campo Boario
Largo Dino
Frisullo
Avvio del workshop di Claudia Contin Arlecchino:
1) fisiognomica delle maschere, elementi di disegno e progettazione grottesca delle maschere.
ore 13 – 14,30PAUSA PRANZO
ore 14,30 – 17,30Workshop 2) analisi del movimento grottesco del corpo sotto maschera; principi della lavorazione del legno e del cuoio.
ore 17,30Campo BoarioIl caffè dell’Arte. Incontro studenti e docenti sui temi del workshop.
Mercoledì 6ore 15Forum Theatre,
Piazza Euclide 34
IL MONDOLOGO DI ARLECCHINO
A 35 anni dalla prima edizione, Claudia Contin Arlecchino ripropone, aggiornato, lo spettacolo che l’ha resa celebre nel mondo.
A SEGUIREIl Mondologo di Arlecchino. Presentazione
del libro a cura di Marcello Gallucci
Giovedì 7ore 10-13Campo BoarioWorkshop 3) dimostrazione di battitura del cuoio bagnato su matrici lignee di Porto Arlecchino e finitura (incollaggi, tagli e messe a misura) su pre-lavorati in cuoio forniti da Porto Arlecchino.
ore 13 – 14,30PAUSA PRANZO
ore 14,30 – 17,30Workshop 4) dipintura maschere in cuoio e applicazione elastici ed accessori.
ore 17,30 Il caffè dell’Arte
Venerdì 8ore 10 – 13Campo BoarioWorkshop 4) prove pratiche delle maschere con gli allievi, elementi di uso della maschera, colpi di maschera, comportamento caratteriale delle maschere.
ore 13 – 14,30PAUSA PRANZO
ore 15Campo BoarioDimostrazione di lavoro pubblica sull'uso delle Maschere a cura di Claudia Contin Arlecchino, dal manuale Gli Abitanti di Arlecchinia, musiche di Luca Fantinutti.
ore 17Conclusioni e saluti

 

In considerazione del profilo eminentemente pratico del workshop, nell’esigenza di garantire al massimo il processo di apprendimento della battitura e dell’uso delle maschere, la partecipazione attiva alle fasi di lavoro artigianali sarà di 15 studenti, mentre altrettanti potranno partecipare come modelli o per le parti “fisiche” del processo.
Tutti gli altri studenti potranno registrarsi come osservatori.
N. B. La certificazione per i crediti verrà rilasciata solo a termine del workshop, a condizione della partecipazione a tutte le giornate. Le presenze parziali non verranno considerate.

Christoph Maria Loos “Metafisica povera”

The Blind Automatic Drawing Project A.A 2026

Il workshop sul “blind and automatic drawing” fa parte degli appuntamenti del Corso di Scultura a cura della Professoressa Alessandra Maria Porfidia. La pratica del Blind Drawing si configura con dei riferimenti specifici, nelle diverse sessioni di lavoro, che ne caratterizzano il valore metodologico personale, sviluppato dall’artista Christoph Maria Loos.

L’esperienza è stata portata nelle Accademie di Brera, Firenze e Roma da Porfidia e Loos. Si tratta di un lavoro di ricerca, proposto in tandem, che ha dato risultati molto importanti. Quest’anno il Professor Christoph Maria Loos sarà presente ad ABAROMA con il riconoscimento di Professore Straordinario, per indagare questo processo creativo strategico, fondato sulla sospensione volontaria della vista e sulla centralità dello sguardo interiore.

La pratica, nello specifico seminariale è stata intitolata da Loos: “Metafisica Povera”.

Il processo mira a destabilizzare le modalità tradizionali del fare artistico per aprire il soggetto a nuove forme di percezione e generazione dell’immagine. Strutturato in forma intensiva, il workshop introduce gli studenti a un approccio esperienziale che intreccia esercizio pratico e riflessione teorica, sulla percezione, sulla creazione e metamorfosi dell’immagine. Il contributo già in passato si è arricchito di momenti didattici di scambio e riflessione con altri docenti.

Tale invito è rinnovato anche quest’anno, in quanto è un valido apporto al seminario per lo sviluppo analitico del lavoro con approfondimenti teorici fondamentali nella pratica creativa. In particolare focus del programma sono concetti fondamentali della pratica artistica come: intuizione, immaginazione e ispirazione, ampliando il quadro estetico di riferimento.

Attraverso momenti di confronto e brainstorming, gli studenti elaborano esiti individuali che vengono successivamente affrontati con un percorso analitico di lettura e selezionati. La documentazione di archivio e i disegni più significativi dovrebbero essere presentati in una mostra futura e raccolti in una pubblicazione, concepita come restituzione critica e visiva del percorso svolto.

Le geometrie del sogno

Aula 7 Campo Boario: lunedì 27, martedì 28 aprile ore 9,00-17,00. Mercoledì 29 aprile ore 9,00-12,00.

Seminario di Marco Carniti al Teatro dei Documenti, Via Nicola Zabaglia 42: mercoledì 29 aprile ore 13,00-17,00.

Il workshop Geometrie del Sogno invita gli studenti di scenografia ma anche degli altri corsi a esplorare la relazione tra realtà e dimensione onirica attraverso la costruzione dello spazio-ambiente o dello spazio scenico.
Il percorso prende avvio dall’osservazione del reale per trasformarlo, attraverso un processo di astrazioni geometriche, postulati della teoria della multifocalità prospettica, in rapporto agli spettacoli andati in scena in Italia. A questo proposito, applicheremo una metodologia attraverso la quale sarà possibile analizzare i parametri di percezione dell’immagine prospettica: la restituzione prospettica, derivante dai bozzetti di scena di ciascuno dei suoi spettacoli realizzati sia in Italia che in Francia. Dunque, ci baseremo sui testi di scenotecnica per individuare il rapporto tra architettura teatrale e architettura scenografica, prendendo in esame 3 spettacoli peculiari: Vita di Galileo (1963) di Bertolt Brecht, Le Baruffe Chiozzotte (1964) di Carlo Goldoni e Il giardino dei ciliegi (1974). Inoltre, effettueremo un parallelismo tra quest’ultimo spettacolo citato e Le cochon noir del 1973 con la regia di Roger Planchon, oltre ad analizzare i suoi progetti di architettura teatrale quali Nuovo Teatro di Trieste e il Teatro di Documenti a Roma. Il metodo proposto integra strumenti tecnici quali bozzetto e maquette con processi immaginativi che permettono di ripensare lo spazio come organismo vivo e mutevole. Il workshop si fonda su tre riferimenti fondamentali della storia della scenografia moderna e contemporanea: Adolphe Appia, Edward Gordon Craig e Luciano Damiani. Appia, con la sua concezione della luce come elemento plastico e dei volumi come architetture dell’azione, ha inaugurato un modo nuovo di pensare la scena. Craig, invece, ha introdotto l’astrazione scenica, le forme pure, la riduzione del dettaglio naturalistico a favore di una visione simbolica e poetica. Infine Luciano Damiani, erede innovativo di questa tradizione, ha portato in Italia una scenografia essenziale e al tempo stesso profondamente evocativa, capace di trasformare lo spazio attraverso pochi elementi dall’altissimo valore espressivo; la sua ricerca sulla luce, sui materiali e sulla relazione con la regia costituisce oggi un riferimento imprescindibile per l’uso dello spazio come luogo drammaturgico. Questi tre contributi orientano il percorso di trasformazione che gli studenti affronteranno nel workshop, tra rigore formale, immaginazione e poesia dello spazio.

Il programma del workshop include anche un momento di dialogo con il regista Marco Carniti, la cui visione scenica offrirà agli studenti una prospettiva contemporanea sulla costruzione dell’immaginario teatrale. Il confronto prenderà avvio dal suo più recente lavoro, Prima della Tempesta – Omaggio a Luciano Damiani e a Giorgio Strehler, uno spettacolo che restituisce un ritratto umano, poetico e formativo degli artisti dell’Italia del dopoguerra, mettendo in risalto il valore autentico dell’arte al di là delle logiche di mercato. Ispirata ai materiali preparatori per La Tempesta di Shakespeare, l’opera celebra due figure cardine del teatro del Novecento: il regista Giorgio Strehler e lo scenografo Luciano Damiani. Prima della Tempesta si configura come un’esplosione di poesia capace di coinvolgere profondamente lo spettatore, anche chi non ha mai messo piede in un teatro. Nel corso della rappresentazione, l’attrice Antonella Civale dà vita al quasi dimenticato ruolo del suggeritore, osservatore nascosto delle meraviglie sceniche, come se scrutasse il palcoscenico attraverso un minuscolo foro di una serratura.

Il workshop porterà gli studenti ad un’osservazione diretta di un ambiente reale attraverso rilievi, foto, disegni e progettazione grafica e digitale. Scomposizione dello spazio in forme essenziali e costruzione dell’“atlante geometrico” mediante la teoria delle astrazioni geometriche di Luciano Damiani, applicata ai suoi spettacoli. Riferimenti anche ad Appia e Craig per comprendere come la scena o l’ambiente possa distillare il reale in strutture pure e significanti.

La soglia del sacro

Corpo e azione performativa

Mercoledì 22 aprile ore 9.00 – 14.00 aula 305
Giovedì 23 aprile ore 12.00 – 16.00 aula 8/B Campo Boario
Mercoledì 29 aprile ore 9.00- 14.00 aula 305
Giovedì 30 aprile ore 12.00 – 16.00 aula 8/B Campo Boario
Martedì 16 giugno Performance collettiva – Luogo e orario sarà comunicato il 30 aprile

Per iscriversi: L.ciotti@abaroma.it specificare nell’oggetto: workshop Paola Ricci

Nota esplicativa del workshop

Mi domando “COSA È UNA PERFORMANCE?”.
Forse il vostro corpo potrà dare diverse risposte.
Saranno diverse da quello che vedremo di alcuni artisti che fanno Performance?
Forse alla fine non scoprirete niente di certo, ma certamente qualcosa che sarà il vostro divenire.
“A volte fare qualcosa non porta a niente”, potrebbe essere il nostro paradosso e scoprire che il corpo è ricco di sorprese e di dubbi. L’incertezza è un’arte e ogni arto del vostro corpo dice cose diverse; forse scopriremo insieme che l’energia del vostro corpo sprigiona aspetti da saper ascoltare.
Ogni soglia che si attraversa si lascia qualcosa dietro, che arriva a trasformarvi e superando questo confine ci sarà la vostra sacralità.

Il workshop è aperto alle studentesse del dipartimento di Arti Visive e Nuove tecnologie dell’arte.
Max 30 iscrizioni.
Le studentesse che intendono frequentare i cinque incontri dovranno venire con un abbigliamento comodo tutto in nero e senza nessuna firma o elemento visibile. Portare una maschera bianca di carta o plastica.
Portare una sciarpa di cotone leggero, bianca o nera, meglio se entrambi i colori, senza nessun tipo di scritta o decorazione. Portare un quaderno bianco senza quadrettatura o righe, e delle matite colorate e grafite.

 

La sperimentazione audiovisiva in Italia

Tra resistenza analogica e cultura digitale

Workshop costituito da 6 Incontri e 1 laboratorio

Gli incontri
Dopo i workshop tenuti negli scorsi anni e dedicati alle registe e ai registi di music video e alle animatrici e animatori nostrani, questo terzo ciclo è dedicato alle/ai filmmakers sperimentali e alle/ai videoartisti che, dalla fine degli anni ’70 ad oggi, hanno innovato il medium cinetico attraverso un attento lavoro sul dispositivo, sia esso elettronico (come il “videoloop” di Sambin, che segna una fase primigenia della sperimentazione) o analogico (il super 8 nel caso di Arcangelo Mazzoleni, il 16mm nelle sue diverse fasi processuali da parte del duo Doria-Guadagnuolo, il 35mm adottato da di Martino).

Al centro dei sei incontri vi sarà soprattutto una riflessione storico-estetica sulle pratiche più diverse, da quelle artigianali legate alla pellicola a quelle digitali di ordine post-produttivo. Pratiche creative che, in diversi casi, non si escludono come conseguenza di una scelta da parte degli autori, ma co-esistono insieme, secondo una logica che può essere di volta in volta di “ri mediazione”, rielaborazione o ripensamento delle immagini.

Tra i temi affrontati vi sarà il rapporto tra immagine statica (fotografica) e in movimento (video), che attraversa per esempio l’opera di Antonello Matarazzo; la mescolanza tra documentario, narrazione e sperimentazione; la creazione di installazioni multicanale che comportano una ridefinizione dello stesso spazio fruitivo da parte dello spettatore, anche secondo logiche immersive, interattive, legate all’uso della macchina o dell’IA (come nel caso di Francesca Fini).

Durante gli incontri gli autori mostreranno una selezione delle loro opere audiovisive.

Il laboratorio
Subito dopo gli incontri mattutini con gli artisti i filmmaker terranno un laboratorio che prenderà in esame aspetti tecnici, utilizzando il Super 8, il 16mm, il videotape e il digitale, realizzando alcuni film di found-footage a partire da materiali pre-esistenti. L’accesso sarà limitato a max 20 persone per questioni di spazio e per consentire di svolgere al meglio l’attività. Il laboratorio sarà supervisionato dal prof. Giancarlo Torri.

Il workshop e il laboratorio si collegano al progetto di produzione artistica e di ricerca per l’anno accademico 2025-2026 intitolato DATAVERSI e dedicato al tema dell’archivio, articolato in tutte le sue sfaccettature e nei diversi campi espressivi e della comunicazione (dalle immagini in movimento, al web, alle arti visive). In questo senso a tutti gli autori sarà chiesto di soffermarsi durante gli incontri sul loro rapporto con il concetto di archivio, nonché sulle diverse modalità di appropriazione e rielaborazione delle immagini pre-esistenti.

Ogni incontro avrà una durata di 4 ore.
Agli studenti che seguiranno l’intero ciclo sarà riconosciuto 1 CFA.

Il laboratorio avrà la durata di 4 ore.
Agli studenti che seguiranno il laboratorio sarà riconosciuto 1 CFA aggiuntivo

Primo incontro – 21 marzo
Arcangelo Mazzoleni

Secondo incontro – 11 aprile
Michele Sambin

Terzo incontro – 18 aprile
Rä di Martino

Quarto incontro – 9 maggio
Rä di Martino

Quinto incontro – 16 maggio
Salvatore Insana

Sesto incontro – 23 maggio
Francesca Fini

 

BIO DEGLI AUTORI
Rä di Martino è nata a Roma nel 1975, ha vissuto a Londra dal 1997 prendendo un Master alla Slade School of Art. Nel 2005 si è trasferita a New York inizialmente con il Premio New York. Lavora principalmente come artista visuale concentrandosi sul linguaggio del film/video e fotografia partecipando a numerose mostre in Italia e all’estero in instituzioni quali il PS1 a New York, Palazzo Grassi, la Fondazione Sandretto, MACRO di Roma, Mart di Rovereto, HANGAR Bicocca, Montevideo Netherlands Media Arts, Museum of Contemporary Arts di Chicago, il Bronx Museum, Artists Space NY e mostre come la Biennale di Busan, la Triennale di Torino e Manifesta. Inoltre ha partecipato a numerosi festival di cinema internazionali e tra i quali il Locarno film festival, il Torino Film Festival, l’olandese Impakt Film Festival, Les Urbaines di Losanna, la Kunstifilmbiennale del Viper (Basel), Transmediale di Berlino, il New York Underground Film Festival, Vila do Conde, Les Recontres di Parigi/Madrid/Berlino, il Kassel Video & Doc Festival. Nel 2011 è uscito il suo primo catalogo monografico.

Tiziano Doria e Samira Guadagnuolo La loro attività, esercitata sotto il nome della società di produzione da loro fondata, Warshadfilm, si innesta su pratiche legate ai processi della fotografia analogica e del film in pellicola. Ciò è intimamente legato alla ricerca di una forma e di un linguaggio che trovano – nei processi e nelle possibilità tecniche degli strumenti usati – una corrispondenza concettuale e poetica. Grande importanza riveste la reciprocità tra immagine e parola e la ricerca di un isomorfismo tra il visivo e il sonoro. Hanno realizzato diverse installazioni cinematografiche, cortometraggi, raccolte fotografiche, lavorando anche con archivi fotografici e filmici. Sono stati invitati a diversi festival cinematografici internazionali quali, tra gli altri, Locarno Film Festival e al Torino Film Festival. Tra i loro film: La zita, L’albume d’oro e Festa nuziale.

Francesca Fini (Roma 1970) è un’artista interdisciplinare che da anni si muove in quel territorio di confine dove le arti visive si ibridano, generando una sintesi nuova proprio nel linguaggio performativo contemporaneo. Numerosi sono le opere audiovisive (animazioni, documentari e videoperformance) da lei realizzate, tra cui: Immortali (2006), The Mirror (2010), Blood (2011), Virus (2011), A Love Letter (2015), Dadaloop (2015), Gold/looking for Oz (2016). Negli anni l’artista ha performato ed esibito il suo lavoro al MACRO di Roma, al Manege Museum di San Pietroburgo, al Schusev State Museum of Architecture di Mosca, alle Tese dell’Arsenale di Venezia, a Toronto per FADO Performance Art Festival, a Chicago per Rapid Pulse Festival, a Belo Horizonte per FAD Festival De Arte Digital, a San Paolo e a Rio per FILE Electronic Language International Festival, a Madrid per IVHAM e Proyector Festival, a Mumbai per Kala Ghoda e a Tokyo per il Japan Media Arts Festival. Nel 2014 e nel 2016 è stata selezionata da Bob Wilson per partecipare alla residenza artistica presso il Watermill Center di New York e, successivamente, invitata alla Triennale di Milano per un evento del Watermill presso l’Illy Art Lab. Nel febbraio del 2016, dopo un anno di lavorazione, ha ultimato il lungometraggio sperimentale Ofelia non annega. Da molti anni si occupa di intelligenza artificiale in tutte le sue forme.

Antonello Matarazzo (Avellino 1962) pittore, regista e video artista. Il suo lavoro si colloca nella più recente tendenza (“Medialismo”) intesa come integrazione i vari media (fotografia, pittura, video ecc.). Dal 2000, data del suo primo cortometraggio, The Fable (18° Bellaria Film Festival) i suoi video sono stati accolti da numerosi festival cinematografici italiani ed internazionali (Mostra Cinematografica di Venezia, Festival Cinéma Méditerranéen Montpellier, Clermont-Ferrand, Torino Film Festival, Festival des Cinémas Différents de Paris, Invideo, Locarno ecc.), alcuni dei quali come la Mostra Int.le del Nuovo Cinema di Pesaro, il Festival Internacional de Cine de Mar del Plata e Signes de Nuit di Parigi hanno proposto sue retrospettive. Il nucleo della sua ricerca si fonda sull’equivocità tra immagine fissa e movimento, spesso conferendo micromovimenti alle immagini fotografiche attraverso tecniche di morphing e warping, ma il trait d’union tra pittura, video e video-installazioni è costituito dalla marcata inclinazione nell’esplorare aspetti introspettivi e antropologici.

Arcangelo Mazzoleni (Catania, 29 giugno 1953) è cineasta-fotografo, saggista, poeta e autore teatrale. Laureato in letteratura moderna e contemporanea alla Sapienza e diplomato in regìa e sceneggiatura al CSC, lavora all’insegna dell’arte totale creando un’opera multidisciplinare dove i vari generi si compenetrano fra loro. Nel 1994 l’Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia col patrocinio del Ministero per I Beni Culturali e Ambientali gli ha dedicato la mostra antologica Arcangelo Mazzoleni: Il mondo al fuoco dello sguardo. Film, Foto, Video, Disegni e Tecniche miste su carta. Insegna linguaggi cinematografici all’università di Roma Tor Vergata, all’ACT Multimedia di Cinecittà Holding e scrittura creativa nei Corsi di Formazione per sceneggiatori della Rai. Nel 2012 apre alla Casa del Cinema la Scuola di Alta Formazione per Sceneggiatori cinetelevisivi, di cui è, con Mariella Buscemi, direttore e docente. Parallelamente svolge attività di regista di programmi culturali (Rai Tre, Rai Storia, Rai Educational ecc). Intensa la sua attività di scrittore di cinema, con studi sul linguaggio (Il movimento della macchina da presa. Estetica tecnica e linguaggio dell’inquadratura variabile, 2004) e sui rapporti fra arti visive, letteratura e movimenti cinematografici: Avanguardia sovietica, 2010. I suoi film sono entrati nelle collezioni d’arte dell’Archivio Storico Arti Contemporanee (ASAC) della Biennale di Venezia e della Calcografia Nazionale di Roma.

Michele Sambin (Padova, 1951). Cineasta, musicista, pittore, scultore, uomo di teatro e pioniere della sperimentazione video, conduce da sempre una ricerca che pone al centro il rapporto tra immagine e suono, indagandone le forme con l’ausilio di svariati mezzi espressivi e tecnici: cinema. Tra il 1968 e il 1977 realizza alcuni film sperimentali con i quali partecipa a incontri internazionali (Filmstudio, Knokke Heist, Le Rochelle e Beaubourg), tra cui Blud’acqua (1972) e Film a strisce (1976). A partire dal 1974 il videotape diviene lo strumento principale con cui realizza performance, spesso musicali, installazioni e tape, innovando il dispositivo del videoloop e operando una riflessione sullo statuto effimero dell’immagine elettronica. Tra i suoi lavori ricordiamo: Autoritratto per quattro camere (1977), Looking for Listening (1977), Il tempo consuma (1979), Anche le mani invecchiano (1979). Nel 1980 con Pierangela Allegro e Laurent Dupont fonda il TAM teatromusica di cui cura regie, scene e musiche. Sambin per molti anni ha lavorato inoltre con i detenuti del carcere di Padova. Nel 2021 Il museo Castromediano di Lecce gli ha dedicato un’ampia personale nella quale Sambin ha riproposto alcuni lavori vecchi e più recenti, accanto ai quali ha rielaborato e aggiornato alcune sue opere storiche, come Il tempo consuma. Vive da molti anni nelle campagne del Salento.

Salvatore Insana ha creato nel 2011 con Elisa Turco Liveri il collettivo Dehors/Audela, producendo – nel costante tentativo di superare generi, luoghi e strumenti “deputati” – opere teatrali, progetti di ricerca audiovisiva, installazioni urbane, laboratori sperimentali. Portando avanti la sua ricerca tra arti visive, arti performative e altre forme di revisione ed erosione dell’immaginario, ha collaborato con numerosi musicisti e sound artist (tra cui Simone Pappalardo, Fabio Cifariello Ciardi, Giulia Vismara, Jacob Kirkegaard). Le sue opere sono state presentate all’interno di numerosi festival ed eventi espositivi multidisciplinari in Italia e all’estero (FabbricaEuropa, KilowattFestival, TeatriDiVetro, MediaArtFestival, LugoContemporanea, Traverse-Video, Vafa Macao, Ivhm Madrid, Image contre Nature, Niff – Naoussa, Seeing Sound,Videholica, 9hundred project, Current Santa Fe, Fiva Buenos Aires, WestVirginiaShortFilmFestival, Festival des Cinémas Différents de Paris, AsoloArtFilmFestival, LuccaFilmFestival, Avvistamenti, Magmart, Fonlad, PesaroFilmFestival, Festival de la Imagen). Salvatore Insana è uno degli autori invitati a far parte del progetto 100X100=900 (100 videoartist to tell a century), e fa parte del catalogo di Visual Container, italian videoart platform, di P’Silo, vidéothèque del festival Image contre Nature (Marseille), del catalogo del Collectif Jeune Cinema (Parigi), di Arte Alter Collection, collezione online di KaosArt, Avilés, Spain e di Tao-Films, piattaforma on demand curata da Nadin Mai.

Punti di vista: raccontare il mondo con le immagini in movimento

03 – 17 – 31 marzo
14 – 28 aprile
05 maggio

Lo scopo del workshop è quello di illustrare quegli aspetti del lavoro dell’operatore di ripresa che costruiscono un ponte tra il racconto e la sua traduzione in immagini: uno tra tutti, la ricerca della posizione più efficace della macchina da ripresa. Un “punto di vista” che tenga conto delle necessità espressive e della sequenziazione delle inquadrature più adatta a descrivere l’azione. Verranno illustrate le declinazioni più importanti della ripresa filmica, televisiva, teatrale e documentaristica, mettendo il fuoco sull’aspetto corale, necessario, nella maggior parte dei casi, alla realizzazione di opere video cinematografiche. Il corso ha l’ambizione di coinvolgere tutti gli studenti, qualunque sia il loro campo di interesse artistico, perché comprendano il contributo che le immagini in movimento possono dare al loro modo di raccontare. Saranno coinvolti anche coloro che in futuro non effettueranno personalmente la ripresa, dato che una maggiore conoscenza del mezzo tecnico permetterà loro di interloquire più efficacemente con l’operatore di ripresa.

Il corpo collettivo

Workshop di Linda Jasmin Mayer a cura di Sara Basta

Una collaborazione tra il corso di arte per la Terapia dell’Accademia di Belle Arti di Roma e il Laboratorio d’Arte del Macro

Durante il workshop sarà esplorato il concetto di “corpo collettivo” attraverso un processo creativo ispirato ai sifonofori, organismi marini che mettono in discussione le tradizionali definizioni di individuo e collettività. I sifonofori appartengono al plancton, un insieme eterogeneo di organismi che si spostano principalmente grazie alle correnti oceaniche. All’interno del workshop indagheremo la cooperazione, l’interdipendenza e l’organizzazione collaborativa come fenomeni sia biologici che artistici.
Un’estensione scultorea, ispirata alla struttura modulare dei sifonofori, sarà costruita e indossata simultaneamente dal gruppo dei partecipanti, trasformandolo in un unico corpo. La scultura sarà realizzata con materiali leggeri e traslucidi come la seta e tessuti trasparenti, combinati con una struttura flessibile che permetta movimenti fluidi e adattabili. La scelta dei materiali richiama la natura mobile e leggera del plancton e dei sifonofori, enfatizzando l’idea di una forma che cambia e si adatta all’ambiente circostante.

Orari e sedi:
2 marzo Accademia Aula workshop (fienili): ore 10-16
3 e 4 marzo Museo Macro: ore 10 -16
5 marzo Museo Macro: ore 14-18

Per info ed iscrizioni:
s.basta@abaroma.it

 

Plankton 004 72dpi Linda Jasmin MayerPlankton 073 72dpi Linda Jasmin MayerPlankton 107 72dpi Linda Jasmin Mayer

This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.